Adriana
Passari
Sono nata 55 anni fa in un piccolo paese dell’entroterra
marchigiano. Il “natio borgo selvaggio” mi ha regalato il contatto e
l’amore per la Natura e la Terra,in ogni momento dell’anno. Ha
impresso nella mia anima la danza delle stagioni, i loro colori e
profumi.
Il Liceo Classico poi mi ha fatto apprezzare il mondo antico e la
profondità inesauribile del mito.
Laureata in filosofia, mi sono occupata per un lungo periodo di
didattica museale presso il Museo Archeologico della mia città. Qui
l’attenzione per il mondo antico si è trasformata in attenzione per
l’uomo, per le varie espressioni della sua dimensione
spirituale,coniugandosi con l’antropologia,lo studio delle religioni
antiche, dei simboli, degli archetipi, della psicologia, realizzando
una saldatura tra le memorie di vita contadina,il contatto con la
natura e la successiva formazione culturale.
L’interesse nei confronti di miti, simboli, religioni antiche, si
concretizza soprattutto nella ricerca del sacro femminile e del
sacro della natura in genere, come valori irrinunciabili in questo
momento storico così tormentato
Anche nelle mie poesie traspaiono le immagini di questa ricerca e di
questo sentire.
Ho partecipato al concorso letterario “Nenzi Costanzo” nell’ambito
del convegno “Il risveglio delle I-Dee” organizzato dalle
associazioni AKKUARIA, MADREDEA, ARGIOPE, classificandomi al terzo
posto per la sezione silloge. Ho ricevuto il premio della giuria per
il concorso “I Veli della luna” e “Pasqualino Fortunato” sempre
indetti da Akkuaria. Sempre con Akkuaria ho partecipato a Dubrovnik
all’Epidaurus Festival, le mie poesie sono state tradotte in croato
e serbo da Bojana Bratic ed Edo Cillari e pubblicate dalla rivista
di Belgrado “Pro Foemina”.
Ho insegnato per un breve periodo lettere presso la scuola media e
collaboro con l’Associazione culturale Collegium Scriptorium Fontis
Avellanae al progetto “Codice forestale Camaldolense” che si propone
di far conoscere e trasmettere ai giovani, attraverso la scuola,il
senso di profondo amore e rispetto nei confronti della natura da
parte dei monaci camaldolesi.
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