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Roman Henry Clarke
Giornalista, fotografo, autore e regista teatrale
Nato a Catania nel 1979, vive e risiede nel quartiere "San Leone"
del capoluogo etneo.
Giornalista siciliano di origini paneuropee, ha visitato molteplici
zone d'Europa (in particolar modo alcune di cui è originario), al
fine di effettuare variegati e molteplici studi di carattere
musicale, linguistico, letterario, politico, artistico, storico e
filosofico, occupandosi inoltre di ecologia, comunicazione,
informazione, studio delle devianze e delle tossicomanie.
Sul tema delle falsificazioni storiche risorgimentali e
contemporanee atte alla cancellazione dell'identità della Nazione
Siciliana ed altri quali la storia della mafia vista come strumento
istituzionale di oppressione coloniale, dei fenomeni di migrazione
ed integrazione, delle Nazioni senza Stato d'Europa, dei movimenti
identitari, sovranisti, nazionalisti, nazionalitari ed
indipendentisti europei ed extraeuropei e della decolonizzazione in
genere si è occupato in incontri, convegni, seminari e dibattiti
come anche in vari saggi pubblicati su numerose testate.
Concentra una larga parte della propria attività alla promozione e
al riconoscimento della Lingua Siciliana come idioma storico
indipendente.
Su varie testate on-line si è altresì occupato di arabistica, di
religioni e filosofie indoiraniche e caucasiche, del genocidio degli
Armeni, come anche di letteratura e musicologia anglofone ed
europee.
Da sempre vocato alla professione giornalistica, si è iscritto
all'Ordine dei Giornalisti di Sicilia nel 2006.
È anche membro della Federazione Autonoma Stampa Italiana.
Come giornalista si è occupato delle principali vertenze urbane e
sociali, così come dello scenario mondiale con particolare
attenzione alle emergenze sanitarie, agli scenari bellici e di
crisi, al quadro politologico delle nazioni emergenti e alla cronaca
politica degli U.S.A. e della Federazione Russa, ma anche
producendosi in inchieste internazionali grazie alla fitta rete di
conoscenze acquisite nei molti viaggi, con particolar attenzione
verso le rivendicazioni politiche e culturali delle minoranze
linguistiche europee.
Svolge anche inchieste all’interno del territorio siciliano entro il
quale si sposta per indagini ed interviste, redige anche recensioni
letterarie, teatrali e musicali e servizi di interesse storico, come
anche articoli di satira e cronaca politica, con numerose interviste
ad esponenti politici e gente comune, spesso sotto l’ottica e in
parte il linguaggio del “siciliano della strada”.
All'attività di giornalista, mediattivista e cyberdissidente
affianca da alcuni anni quella di apprezzato fotografo.
Principalmente dedito alla fotografia paradescrittivista,
astrattista e situazionista, ha recentemente intrapreso un cammino
di ricerca nella ripresa della figura umana. Ciò grazie anche
all'esperienza quale fotografo di scena intrapresa nel 2008 in seno
al sodalizio artistico "Terre forti" di Librino, guidato dal maestro
Alfio Guzzetta al quale è legato da anni da forte e solidale
amicizia.
Con "Terre forti", ensemble no-profit il cui obiettivo è "tradurre
la tradizione" mediante le varie forme dell'arte vista non come
obiettivo fine a se stesso o come pretesto per facili protagonismi o
autocelebrazioni, ma quale strumento di educazione, promozione
sociale e coinvolgimento, svolge principalmente attività di
comunicazione e relazione, come anche di consulenza per la stesura e
messa in scena di testi teatrali ed altre attività.
Dopo un pellegrinaggio culturale a Dublino, culmine di un percorso
caratterizzato da svariate ed omogenee esperienze e stimoli,
concepisce l'idea del percorso multimediale "Made in Librino",
basato sulla sua mostra fotografica inedita "Visioni dalle Terre
forti", che andrà in scena nel 2010 unitamente al primo appuntamento
di una serie di operazioni sceniche di "teatrocronaca" che uniscono
sensibilizzazione culturale e civica, storia, reportage e arti
visive e oratorie.
La sua attività e caratterizzata dalla commistione di linguaggi,
tecniche, spunti linguistici e culturali, il tutto concepito come
una rete di "ponti" fra genti, storie ed esperienze, che consentano,
nell'ambito della "sharing culture" una crescita collettiva per un
mondo più consapevole e libero, che trovi non nelle barriere e nella
massificazione ma nella cooperazione delle piccole comunità di base
la propria essenza.
Convinto di come l'arte nasca attraverso la visione e l'opera
dell'artista più che dagli strumenti a sua disposizione, sostiene
fortemente la necessità della produzione artistica "dal basso" come
strumento popolare di responsabilizzazione, riscatto, resistenza e
liberazione dell'individuo e delle masse dalle convenzioni sociali e
dai vincoli immateriali. In tal senso i suoi lavori sono solitamente
rilasciati al pubblico con licenze di libero utilizzo, cosa che
gli ha consentito di raggiungere la percezione di una massa molto
ampia di fruitori, che a livello globale gli hanno tributato
consensi pressoché unanimi.
Ha recentemente dato vita al blog ilcongresso.info
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