Mi chiamo Vittorio Frau, sono nato a Cagliari in un giorno di quasi
primavera del 1964. Mia madre raccontava che quando avevo un anno e
mezzo parlavo correttamente e a meno di quattro sapevo già leggere
grazie alle avide letture su “Topolino” . In tempi lontani, durante
i quali il mondo non era ancora stato tutto risucchiato dalla
televisione, l’unico modo per conoscere realtà diverse era leggere.
Il primo libro che ricordo di aver letto era “I ragazzi della Via
Pal” di Molnar, passando poi per classici come “Il libro Cuore” e
“Moby Dick”. Da adolescente, come una specie di dono immeritato, ho
scoperto di avere la misteriosa capacità di scrivere storielle
divertenti, con le quali riempivo le pagine dei diari dei miei
compagni. Successivamente, mentre lottavo contro me stesso studiando
materie odiose e noiosissime in un Istituto Tecnico Industriale, mi
immersi nella lettura di grandi umoristi come il primo Woody Allen e
rimasi folgorato dai libri di Jerome K. Jerome che mi aiutarono a
sviluppare la vena umoristica che spero sia evidente nei miei
scritti. Intorno ai vent’anni, epoca remota nella quale i computer,
ancora grandi come container, non erano d’uso comune, scrissi a mano
una specie di resoconto surreale del primo campeggio della mia vita
e lo conservai in un cassetto. Questa strana capacità, assolutamente
slegata dal mio ciclo di studi (sono un Perito Elettrotecnico),
colpì, alla fine degli anni ’80, un conoscente che all’epoca
collaborava con un settimanale satirico-sportivo cagliaritano ormai
scomparso: il “Trovotutto sport”. In breve tempo mi fu affidata una
rubrica nella quale simulavo ipotetiche domande e risposte ad un
sedicente “direttore”, rubrica che mi ha dato discrete
soddisfazioni.
Nei primi anni ’90 ho conquistato il tanto bramato “posto fisso”
che, tanto per cambiare, era assolutamente slegato da qualunque
attività inerente alla scrittura o alla satira in genere: sono
entrato a far parte del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco,
insomma in parole povere faccio il pompiere.
A cavallo fra i due millenni, ho sposato Stefania e sono nati i miei
due figli: Riccardo e Davide. In quegli anni si diffondeva quella
forza inarrestabile che è internet, ne fui subito affascinato e
cominciai a vagare per la rete, imbattendomi in siti nei quali era
possibile inserire i propri racconti, quindi “digitalizzai” il mio
antico manoscritto “Le vacanze degli innocenti” e lo inviai a una
decina di siti dedicati. Diverse e-mail di persone che si erano
immedesimate nel tragicomico racconto mi convinsero a scrivere un
seguito: “La passione di Re Giovedì” .
Un giorno, inaspettatamente, mi giunse una strana e-mail da parte di
Vera Ambra, presidentessa dell’associazione “Akkuaria, un ponte
sulla cultura” con la dicitura troppo bella per sembrarmi vera: “ho
trovato interessante il tuo modo di scrivere e vorrei proporti un
contratto editoriale!”
Nacque così “La rimpatriata” il mio primo libro , seguito, un anno
dopo, da “Guasto” un racconto in cui approfondivo uno dei personaggi
principali della prima pubblicazione.
Sul finire del 2008 partecipai ad un concorso letterario indetto
dall’associazione Akkuaria in collaborazione con il Comune di
Butera, dedicato al filosofo Fortunato Pasqualino, inviando un
racconto breve dal contenuto totalmente diverso da quelli che di
solito prediligo, questa volta affrontando un tema serio e
drammatico come la depressione. La cosa strabiliante è che il mio
racconto si è classificato al primo posto nella sezione narrativa!
Ho così scoperto di essere dotato di un’ecletticità che mi era
sconosciuta e sto provando a cimentarmi anche nella scrittura di un
libro “serio”. Ma è ancora presto per parlarne.
Ultimo lavoro terminato è questo: (il titolo non so ancora bene qual
è) un libro in cui cerco di evidenziare come una importante
tecnologia quale il telefono cellulare abbia finito per essere una
rivoluzione epocale dagli insospettabili risvolti comici e
grotteschi.
Quando Vera Ambra, la presidentessa dell’associazione culturale
“Akkuaria, un ponte sulla cultura” mi ha contattato con una e-mail,
che ora conservo come una reliquia, non ho nemmeno risposto,
convinto si trattasse di uno scherzo o di qualche personaggio con
secondi fini.
Ma andiamo per ordine: fin da adolescente ho avuto la misteriosa
capacità di scrivere storielle divertenti, tanto che tutti i miei
compagni di scuola volevano gli scrivessi qualche “fesseria” nel
diario, cosa che mi riusciva senza sforzo.
Intorno ai vent’anni, epoca remota nella quale i computer, ancora
grandi come container, non erano d’uso comune, scrissi a mano una
specie di resoconto surreale del primo campeggio della mia vita e lo
conservai in un cassetto. Questa strana capacità, assolutamente
slegata dal mio ciclo di studi (sono un Perito Elettrotecnico),
colpì, alla fine degli anni ’80, un conoscente che all’epoca
collaborava con un settimanale satirico-sportivo cagliaritano ormai
scomparso: il “Trovotutto sport”. In breve tempo mi fu affidata una
rubrica nella quale simulavo ipotetiche domande e risposte ad un
sedicente “direttore”, rubrica che mi ha dato discrete
soddisfazioni.
Nei primi anni ’90 ho conquistato il tanto bramato “posto fisso”
che, tanto per cambiare, era assolutamente slegato da qualunque
attività inerente alla scrittura o alla satira in genere: sono
entrato a far parte del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco,
insomma in parole povere faccio il pompiere.
Nel 1993 portarono in un ufficio sindacale della caserma uno strano
schermo che sembrava un televisore, ma non aveva l’antenna e nemmeno
uno spinotto in cui inserire un cavo. Il curioso oggetto aveva un
filo grigio sottilissimo collegato a una scatola con tanti tasti: si
trattava di un preistorico personal computer, con processore da 8 Mb
e dotato di un programma denominato “Framework” che permetteva di
scrivere e stampare su un foglio!
In men che non si dica, agevolato dalla tecnologia, mi impadronii
dell’attrezzo, creando un periodico di satira che chiamai “Pompe e
Pompieri”, che ebbe, all’interno della mia caserma, un successo
strepitoso la cui eco non si è ancora spenta nemmeno dopo 15 anni.
A cavallo fra i due millenni cominciai a vagare per la rete,
imbattendomi in siti nei quali era possibile inserire i propri
racconti, quindi “digitalizzai” il mio antico manoscritto “Le
vacanze degli innocenti” e lo inviai a una decina di siti dedicati.
Diverse email di persone che si erano immedesimate nel tragicomico
racconto mi convinsero a scrivere un seguito: “La passione di Re
Giovedì” .
Nel luglio di quest’anno, la già citata e-mail di Vera Ambra con la
dicitura troppo bella per sembrarmi vera: “ho trovato interessante
il tuo modo di scrivere e vorrei proporti un contratto editoriale!”
Come già detto, non risposi alla prima richiesta in quanto già
diverse volte avevo ricevuto comunicazioni simili, ma seguite dalla
richiesta di cifre esorbitanti come “contributo alla pubblicazione”.
La seconda e-mail di Vera specificava che non avrei dovuto versare
alcun contributo, ma soprattutto faceva dei riferimenti ad alcuni
brani dei miei scritti! Fu come essere folgorati, li aveva letti
davvero! Feci una rapida ricerca su internet e mi resi conto che si
trattava di una persona seria e una scrittrice di grandi qualità,
che ho successivamente avuto la fortuna di conoscere durante un
convegno dell’associazione a Milano. Scrissi tra agosto e settembre
“La rimpatriata” che costituiva il prosieguo e la conclusione degli
altri due e, ad ottobre, è stato pubblicato dalla “Edizioni
Akkuaria”.
Per quanto mi riguarda, l’aver pubblicato un libro è già un grosso
punto d’arrivo, tutto quello che accadrà dopo sarà in più.
Vittorio Frau è nato a Cagliari nel 1964 dove vive tuttora con
moglie e due figli. Ama definirsi un ventenne di vent’anni fa. È un
Vigile del Fuoco. Dal 1990 svolge la sua professione sulle strade
della sua terra.
Nonostante fin da bambino avesse dimostrato una certa attitudine
alla scrittura e alle materie umanistiche, è stato indirizzato
all’effettuazione di studi di tutt’altro tipo, giungendo al diploma
di Perito Elettrotecnico, anche se lui crede di essere stato l’unico
ad aver conseguito tale diploma grazie più a Leopardi che a Watt.
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